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Sviluppo - Se il rilancio comincia dalla cura Bei

giovedì 11 luglio 2013

Sviluppo - Se il rilancio comincia dalla cura Bei

Le notizie positive per un sostegno (o meglio per attenuare la crisi) all'economia reale italiana non sono molte e spesso rimangono nell'ombra. Tra queste vi sono quelle della Bei (Banca Europea degli Investimenti) che in due giorni ha stipulato un prestito di 660 milioni con Intesa Sanpaolo (di cui 400 milioni, che diventeranno 800 nel cofinanziamento alle Pmi) e uno di 570 milioni con Terna per la rete elettrica soprattutto nel Sud. Sono ottime notizie, poco enfatizzate, come lo è tutta l'importante attività nel nostro Paese della Bei che dalla nascita nel 1958 (ad opera dei 6 Paesi azionisti e firmatari dei Trattati di Roma ora diventati i 28 Paesi Ue) ha erogato finanziamenti per 160 miliardi di euro. Nel gorgo della crisi, dal 2007 al 2012, i finanziamenti stipulati dalla Bei per l'Italia si avvicinano a 50 miliardi confermandoci come il maggiore beneficiario. Adesso la Bei ha presentato un piano industriale triennale importante per la Ue e per l'economia reale italiana come ha spiegato di recente il vice presidente della Banca, Dario Scannapieco. Il piano Bei 2013-2015 I finanziamenti medi annuali nel triennio saranno di 65-70 miliardi con un forte aumento sui 44,7 miliardi del 2012. Queste risorse finanziarie ne mobiliteranno almeno altrettante di cofinanziamento ma la leva e gli effetti indotti dovrebbero essere di gran lunga maggiori. Le principali destinazioni sono quattro: sostegno alle Pmi, investimenti in conoscenza, trasporti, energia. Altre due filiere sono: politica urbana e sanità; ambiente e azione di convergenza e per il clima "non trasversale". La prima filiera riguarda le Pmi alle quali andranno mediamente 15 miliardi all'anno per un totale di 45 miliardi. Trattandosi di prestiti a tassi agevolati e di lunga durata al sistema bancario condizionati alla loro traslazione cofinanziata all'economia reale, l'effetto come minimo si raddoppia. In collaborazione con la Commissione Europea sono inoltre allo studio tre ulteriori alternative per aumentare i crediti alle Pmi. E cioè: un mix di garanzie alle banche che prestano alle Pmi, di cartolarizzazione dei loro prestiti e condivisione dei rischi a livello Ue che aumenterebbe l'erogazione di nuovi crediti fino 100 miliardi. La seconda priorità riguarda l'innovazione, le competenze, la ricerca e sviluppo, la formazione e l'istruzione. Enfatizzare l'importanza di questa scelta è superfluo. Nuovo è il recente coinvolgimento della Bei nelle iniziative per la formazione dei giovani e per combattere innovativamente la disoccupazione giovanile ("Skill and Jobs e Investing for Youth"). Si investe così in programmi di apprendistato, in mobilità del lavoro per i giovani, in prestiti a studenti e si danno linee di credito per start up create da giovani ed a Pmi che li assumono. Su questi temi ci siamo spesso intrattenuti e da ultimo a commento del vertice di Berlino (si veda «Un'Ital-Bei per sbloccare investimenti» del Sole del 4 luglio scorso). La terza e la quarta filiera non sono meno importanti (anche se sulle stesse non ci soffermeremo) e riguardano i trasporti e l'energia sia per le infrastrutture strategiche necessarie al mercato interno e alla convergenza fra Stati e Regioni dell'Ue sia per l'efficienza energetica con una particolare enfasi sugli investimenti clima-compatibili. La Bei e l'Italia Negli ultimi 5 anni, cioè nel gorgo della crisi, la Bei ha erogato a 70 mila nostre Pmi prestiti di quasi 14 miliardi fino a fine giugno. In particolare, nel 2012 l'Italia ha avuto finanziamenti per 6,8 miliardi (di cui 2,5 per le Pmi) pari al 15% del totale erogato che conferma il primato italiano. Di questi il 42% sono andati alle Pmi grazie anche alla partnership con il settore bancario italiano e all'accordo quadro con Abi e Confindustria. Al settore dell'energia e delle infrastrutture sono andati il 35% dei finanziamenti (per Eni, Enel, Iren, Agsm, Snam, Acea e Aes, Poste italiane, tratta appenninica dell'autostrada Milano-Napoli, metropolitana milanese e altro). All'industria e alla R&S è andato almeno un 11% con beneficiari tra cui Fiat industrial, Barilla, Piaggio, Fincantieri ed altri. Ma anche tramite accordi con ministeri (Mise, Miur) e con il coinvolgimento di Confindustria ed in linea con vari Programmi Nazionali. Questa dinamica ha accelerato nel 2013 perché nei primi sei mesi i prestiti siglati nel nostro Paese hanno raggiunto quota 5,5 miliardi (di cui 1,7 miliardi alle Pmi) collocandoci al primo posto tra i Paesi Ue. Una performance più che raddoppiata rispetto ai 2,5 miliardi del 2012 che ci porta oltre la metà del plafond di 8-9 miliardi all'anno stabilito dalla Bei per l'Italia da qui al 2015. In conclusione La Bei e il Fei (cioè il Fondo europeo per gli investimenti controllato al 60% dalla Bei e che fornisce garanzie e capitale di rischio alle Pmi) fissano un importante paradigma di sostegno agli investimenti nell'economia reale europea ed in quella italiana che andrebbe potenziato prima che le stesse, dopo queste "boccate di ossigeno", vengano soffocate dalla crisi. Fonte: Il Sole 24 Ore Per maggiori informazioni contattaci, sarà Nostra premura rispondere il prima possibile.

 

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